Ne vale sempre la pena
Una tradizione all’avanguardia. Non è una contraddizione, ma è ciò che rappresenta oggi l’allevamento dei colombi viaggiatori. Fuor d’ogni dubbio è una tradizione, una memoria, un costume tramandato da generazioni che se prima significava una necessità per comunicare oggi significa unicamente emozione. Un’emozione che viene esercitata solamente da persone che sentono la passione verso la natura. Un’emozione che non è più contaminata dalla necessità, quindi è pura, si è spogliata di ogni interesse.
È all’avanguardia, perché ormai il contatto con la natura è una peculiarità che in pochi hanno il privilegio di sentire. E se non si ha paura di affrontare il nuovo, se non si teme l’evoluzione, se non si è schiavi, anche la tecnologia può essere sfruttata e ridotta a servizio della natura. La si può rendere un semplice accessorio. Perché non dovremmo usare una mail per condividere esperienze o internet per mostrare agli altri dove si è arrivati? La tecnologia si può usare per aggregarsi, per enfatizzare un senso di attrazione reciproca che già c’è. Può servire a sviluppare la volontà di far parte di un gruppo che ha capito che ci si può esprimere attraverso un connubio tra natura e modernità. Perché l’importante non è semplicemente innovare, ma avanzare, progredire.
È una passione, nel vero senso della parola. Perché è patimento fisico. È una storia fatta di tante fasi. È sacrificio, ma un sacrificio ripagato. Verso i colombi si sviluppa una forma d’affetto vivo, che fa sentire il nostro lavoro veramente importante.
È una somma di fattori: c’è la competitività. Infatti la nostra è una disciplina che sviluppa un impegno fortissimo che può essere conseguenza solo dello spirito agonista. Ed è un agonismo sofferto. In ogni cosa importante che facciamo e nella quale mettiamo impegno, il momento più adrenalinico è l’attesa del risultato. Questo momento per noi è il 99% della gara. Infatti questo tipo di allevamento è quasi un movimento di pensiero, una filosofia di vita. Ci si dedica interamente alla cura dei colombi fin da prima della loro nascita. Con meticolosità, studi infiniti e massima attenzione. E poi, durante il loro primo lancio, è come se si trattenesse il fiato, in attesa che ritornino. Nei giorni dell’attesa ti si stringe il cuore, ogni ora, ogni minuto, ogni secondo di più. È un’attesa spasmodica, sofferente, tesa. È come se in quei momenti si generasse un’energia enorme, che si accumula per poi esplodere tutta insieme. E sono i colombi stessi a fungere da detonatori, perché quando si vede il primo tornare in colombaia si crea un impeto, uno sfogo di tutta quell’energia accumulata che diventa gioia.
Ed è quando si tiene tra le mani il primo colombo rientrato che ci si accorge del lavoro fatto. Ci si accorge che è valsa la pena alzarsi presto al mattino e andare a letto tardi la sera, che è valsa la pena utilizzare il tempo per trovare la soluzione migliore, per cercare i risultati migliori.
E quando accarezzo i miei colombi mi stupisco da solo, perché non avrei mai pensato di poter provare un affetto vero per quegli animali che ho cresciuto, allenato, nutrito.
Tutto questo mi fa pensare che l’uomo ha bisogno della natura, ha bisogno di confrontarsi e di aiutarla. Ha bisogno d’amarla.









